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"Non si può pensare un'architettura senza pensare alla gente..." _____________Richard Rogers

lunedì 21 novembre 2011

lunedì 14 novembre 2011

lunedì 7 marzo 2011

Tèlescopique Chapelle

Rapporto con il tema

Descrizione delle scelte progettuali generali e delle destinazioni di uso in relazione al percorso ideativo.

La cappella Telescopica si propone di essere un luogo di incontro per i fedeli di religione cattolica che vogliano raccogliersi all’interno di un luogo di meditazione mobile.

La scelta della forma conica si giustifica con l’esigenza di unire la trasportabilità alle esigenze di raccoglimento dei fedeli: a tal proposito il restringimento progressivo della struttura (navata) verso l’altare guida metaforicamente lo sguardo verso il luogo della celebrazione.

La scelta di mantenere la sobrietà dell’allestimento è alla base di un’illuminazione soffusa (diffusa) entrante esclusivamente dai due lati corti della struttura, appositamente in policarbonato.

Le decorazioni sono completamente assenti, ad esclusione di una croce stilizzata sulla parete dietro l’altare, ottenuta semplicemente da una differenzazione cromatica della parete stessa.

Rapporto con il contesto

Adattabilità al sito, montabilità, smontabilità, trasportabilità. Possibili localizzazioni previste. Possibili variazioni di configurazione.

La struttura della cappella è ideata in modo tale da poter essere smontata e riassemblata in qualsiasi luogo, è infatti realizzata con una struttura scatolare studiata in modo tale da potersi scomporre in scatole posizionabili l’una dentro l’altra, senza superare le dimensioni idonee per una agevole trasportabilità (1.7x4x4.9m). Sul luogo designato gli elementi scatolari che compongono la cappella verranno uniti e poggiati su una pedana dotata di piedini regolabili che consentono l’adattabilità a qualsiasi terreno.

La cappella è dotata, inoltre, di una parete mobile che consente, in caso di bisogno, la possibilità di assistere alla funzione anche dall’esterno.

Punto centrale della struttura telescopica è la possibilità di essere ampliata in caso di necessità in tempo reale. Infatti, per motivi di trasportabilità le scatole possono essere di numero limitato, ma questo non impedisce il poter assemblare nuove scatole direttamente in sede in caso di bisogno di un ampliamento. Il tipo di struttura, inoltre, consente tipi di assemblaggio diversi.

Come detto in precedenza, la cappella può essere adattata a qualsiasi luogo, uno dei quali potrebbe essere Villa Borghese.

Caratteri costruttivi e tecnologici

Struttura, materiali e soluzioni adottate.

La struttura è caratterizzata da scatole pre-assemblate, ciascuna con uno scheletro portante in alluminio, formato da travi, pilastri (10x10cm) e dovute controventature, e un rivestimento imbullonato alla struttura che internamente è realizzato attraverso pannelli in policarbonato opaco,mentre esternamente è costituito da una termo parete. L’ingresso e la parete conclusiva sono completamente in policarbonato compatto opaco e per questo rappresentano gli unici due punti di luce della cappella. Le scatole vengono poi unite attraverso profili ad L in alluminio imbullonati ai pilastri o alle travi direttamente in sede. Il tutto, poi, viene poggiato su una pedana modulare (1x1.5m) con struttura in alluminio dotata di piedini regolabili e pannellature in legno. Sulla scheletro della pedana verranno poi imbullonati dei parallelepipedi in alluminio che andranno ad incastrarsi all’interno dei pilastri della cappella conferendole più solidità.

domenica 23 gennaio 2011

Intervista

Aspiranti fotografi e nuove tecnologie

di Nunzia Fiacchino



Entrare a far parte di un gruppo di persone con cui condividere passioni, suggerimenti, informazioni e conoscenze, può essere, oltre che piacevole, anche remunerativo, in termini di lavoro e di stabilità. E' il caso di Rosamaria Faralli che studia Architettura ed è un'amante della fotografia. Proprio grazie a questa passione e con l'aiuto di Flickr, è riuscita ad avere diverse occasioni per emergere.

link dell'intervista (su

ComunicLab.it)

secondo link (su Il Levante.net)

venerdì 21 gennaio 2011

Istanbul.Passerella pedonale progettata da LEA Invent & Burcak Pekin

Punti strategici della strada sono collegati tra loro da attraversamenti pedonali che al centro includono la fermata per il tram.Le passerelle sono rialzate di 6 metri e si arricchiscono di una piazza pedonale con attività commerciali e culturali. La piazza è stata trasformata in parco di piccole dimensioni come necessario per gli insediamenti circostanti.

lunedì 13 dicembre 2010

Rivendichiamo l'AntiPiacentinismo

di Antonino Saggio - 11/12/2010

In questo clima già abbastanza deprimente di per sé, tra Università assediate dall'esterno e vergognosamente incapaci di alcuna seria autoriforma, politica nazionale in attesa di nuovi rimandi per garantire poteri già logori, mafie e camorre strapotenti, di tutto si sentiva il bisogno eccetto che di questo convegno su Piacentini. (http://www.uniroma1.it)
Che, ricordiamolo è stato l'alfiere di una politica urbanistica e architettonica all'insegna del trasformismo, del monumentalismo, della pesantezza classicheggiante in ossequio ai poteri forti da qualunque parte (liberali, fascisti, democristiani) si affacciassero lungo il suo mezzo secolo di attività. Architetto e urbanista inoltre di scarsa originalità (il suo capolavoro è considerato l'Eur di Roma), è stato il grande affossatore della generazione dei razionalisti a cominciare da Giuseppe Terragni e poi proprio nell'Eur con l'estromissione di Giuseppe Pagano e Luigi Piccinato.
Tra mille convegni interessanti perchè proprio questo? Perchè ora? I convegni sono sempre politici, diceva Zevi. E adesso più che mai.
Rivendichiamo l'AntiPiacentinismo di Ridolfi, di Albini, di Gardella, di Terragni, di Ricci dei più vitali interpreti della cultura architettonica italiana. Rivendichiamo l'antiPiacentinismo delle Torri di Viale Eritrea, del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, delle Unità di abitazioni di Libera! Rivendichimo l'anti piacentinismo dell'Asilo Sant'Elia!

domenica 5 dicembre 2010

Inaugurazione Macro, Roma 4 Dicembre 2010

Dopo il Maxxi ecco il Macro.
Nel 2001 l'architetto francese Odile Decq vinse il concorso internazionale bandito dal Comune di Roma per una nuova ala del museo che ha riqualificato i vecchi stabilimenti della Birra Peroni.

"La nuova ala si inserisce naturalmente nella parte preesistente e nello stesso tempo ridefinisce l'intera morfologia e percezione del museo. Le forme dinamiche e sinuose della nuova struttura - vera opera d'arte contenitore di altre opere d'arte - creano un paesaggio sensuale e luminoso in cui i diversi linguaggi del contemporaneo trovano il loro spazio naturale.
«Il rosso è l'espressione della vita - precisa l'architetto - la golosità e il nero è la sfida e la prova per gli artisti forti. Quando ho progettato il museo non pensavo a nessun artista in particolare. Io sono un architetto e voglio essere neutrale per gli artisti».
Con la nuova ala, il Macro vanta ora una superficie espositiva triplicata (4350 metri quadri) a cui si aggiungono nuove aree dedicate ai servizi e al pubblico di cui si può usufruire anche senza pagare l'ingresso al Museo: una grande terrazza-piazza («Roma è la città delle piazze, ed era importante che anche questo museo entrasse così a far parte della vita delle persone, come una piazza, una passeggiata, un luogo da vivere in questo quartiere Nomentano dove non c'erano grandi piazze pubbliche»), una sala conferenze di un rosso quasi onirico, un bookshop, un ristorante, uan caffetteria, un'area didattica e un grande parcheggio."
Foto di Valerio Galeone e Rosamaria Faralli

mercoledì 1 dicembre 2010

mercoledì 24 novembre 2010

Una visione della città futura attraverso MVRDV

Grattaceli verdi che sembrano colline ecco come MVRDV risolve il problema di ospitare milioni di abitanti urbani in modo che il progetto si fonda con l'ambiente. Un'idea principalmente ideata per la Cina, dove ogni residenziale "montagna" può ospitare fino a 100.000 persone negli anelli del terrazzato esterno, mentre all'interno, nel nucleo, gli spazi sono dedicato all'industria e al tempo libero.
Affascinante l'idea, ma, a mio opinabile giudizio, altamente impraticabile e insostenibile la vita all'interno.

venerdì 5 novembre 2010

Architetture impossibili

Filip Dujardin è belga, è un fotografo, crea architetture. Ma non è un architetto. Realizza collage fotografici progettati con l’unico obiettivo di creare edifici impossibili, costruzioni realistiche frutto dell’immaginazione del fotografo e nate dalla combinazione di elementi esistenti.

giovedì 4 novembre 2010

CORB V2.0 di Andrew Maynard

Corb è un'utopia di comunità alloggio.
Corb utilizza contenitori industriali esistenti per infrastrutture trasportabili, come base per una nuova forma di abitazioni, che è reattiva e egualitaria.
Modificare la posizione dell’alloggio con le stagioni o per capriccio, non è un problema per Corb. I cambiamenti nelle dinamiche familiari o esigenze di spazio possono essere facilmente affrontati.
All’interno di Corb, non esistono appartamenti di serie A e B, tutti hanno la stessa valenza in cui è possibile vivere un giorno in un attico e il giorno dopo essere al piano terra.
E 'sicuramente non più di un progetto contenitore, ma Andrew dice: Hai mai desiderato vivere in attico di tanto in tanto? Vuoi scappare dal tuo vicino di casa fastidioso con lo stereo grande e cattivo gusto musicale? Si vuole una visione diversa di tanto in tanto? Corb V2.0 offre l'opportunità. Una gru alimentata da turbine eoliche sposta l'unità sia in modo casuale o secondo la richiesta, dando a tutti nel palazzo uguali diritti . L’idea tipica dell’Immobile come noi la conosciamo è completamente ribaltata.

lunedì 26 luglio 2010

Mostra di Architettura

La Galleria di Architettura "come se" è lieta di presentare nell'ambito della Manifestazione "tras-formiamo" la città promossa dal III Municipio la mostra:
"Urban Voids"
per 5 giorni, arte, musica, architettura e politica scenderanno in campo uniti,
in un luogo che è, lo spazio pubblico per eccellenza la "Piazza"

Piazza dell'Immacolata, San Lorenzo
presentazione del progetto Urban Voids martedì 27 luglio ore 19.00
a cura dell'arch. Rosetta Angelini

durata della mostra 27 e 28 luglio



Galleria di Architettura "come se"
Via dei Bruzi 4/6, 00185 Roma
Rosetta Angelini, direttrice
f. +39 06-44.36.02.48
m. +39 3478748969

giovedì 22 luglio 2010

Lomo SuperSampler

Una via di mezzo tra un giocattolo e una macchina fotografica, questo il fantastico regalo che le mie coinquiline mi hanno fatto per il compleanno. A prima vista sembra una macchina fotografica giocattolo come quelle che ci regalavano da bambini che invece dell'obiettivo aveva le immagini dei fumetti che scorrevano, in plastica lucida dai mille colori. Ma cos'è una Lomo Supersampler? E' una macchina a pellicola 135mm con quattro obiettivi in fila. Il risultato è un fotogramma diviso in quattro piccole strisce, scattate in sequenza.Usa pellicola a colori o b/n mai superiori a 400 asa. Infatti la Lomo Super Sampler fa tutto in automatico, è pensata per scattare in esterni e in piena luce, non ha flash e non può essere impostato alcun parametro tipo tempi di scatto e esposizione. E attenzione attenzione MANCA IL MIRINO!!! O meglio ce l'ha ma rudimentale. Infatti,la Lomo ha una sua filosofia: lomografia. A differenza della fotografia la lomografia non ha regole. Non importa essere grandi fotografi, tu scatta, scatta a caso e vedi cosa viene fuori. La super sampler è stata pensata per scattare tenendo la macchina all'altezza dei fianchi, quindi scattando senza inquadrare. Il risultato è casuale e soprattutto lo vedrai solo dopo aver sviluppato la pellicola. E per i più precisini c'è un mirino esterno (tipo quello dei fucili) che indica approssimativamente dove stai scattando (molto approssimativamente). Da notare che la Super Sampler ha 2 velocità di scatto: una permette di fare 4 scatti quasi simultanei (quindi si ottengono 4 strisce quasi identiche) e una fa 4 scatti in 2 secondi, quindi realizza una sequenza vera e propria. La cosa più carina (mi fa letteralmente impazzire) è il meccanismo di ricarica: ha un anello col filo da tirare!!

Il risultato è senza dubbio interessante, in particolare per i colori, sempre saturi. Magari non un risultato eccelso ma vale la pena di essere provato. Da notare vari difetti come tutte le lomo in particolare qualche infiltrazione di luce ai lati.